Art. 7. Prescrizioni per il domicilio

 

1. L’avvocato deve iscriversi nell’albo del circondario

del tribunale ove ha domicilio professionale, di regola

coincidente con il luogo in cui svolge la professione in

modo prevalente, come da attestazione scritta da inserire

nel fascicolo personale e da cui deve anche risultare

se sussistano rapporti di parentela, coniugio, affinità e

convivenza con magistrati, rilevanti in relazione a quanto

previsto dall’articolo 18 dell’ordinamento giudiziario, di

cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive

modificazioni. Ogni variazione deve essere tempestivamente

comunicata dall’iscritto all’ordine, che ne rilascia

apposita attestazione. In mancanza, ogni comunicazione

del consiglio dell’ordine di appartenenza si intende validamente

effettuata presso l’ultimo domicilio comunicato.

 

2. Gli ordini professionali presso cui i singoli avvocati

sono iscritti pubblicano in apposito elenco, consultabile

dalle pubbliche amministrazioni, gli indirizzi di posta elettronica

comunicati dagli iscritti ai sensi dell’articolo 16,

comma 7, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185,

convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009,

n. 2, anche al fine di consentire notifiche di atti e comunicazioni

per via telematica da parte degli uffici giudiziari.

 

3. L’avvocato che stabilisca uffici al di fuori del circondario

del tribunale ove ha domicilio professionale ne dà

immediata comunicazione scritta sia all’ordine di iscrizione,

sia all’ordine del luogo ove si trova l’ufficio.

 

4. Presso ogni ordine è tenuto un elenco degli avvocati

iscritti in altri albi che abbiano ufficio nel circondario ove

ha sede l’ordine.

 

5. Gli avvocati italiani, che esercitano la professione

all’estero e che ivi hanno la loro residenza, mantengono

l’iscrizione nell’albo del circondario del tribunale ove

avevano l’ultimo domicilio in Italia. Resta fermo per gli

avvocati di cui al presente comma l’obbligo del contributo

annuale per l’iscrizione all’albo.

 

6. La violazione degli obblighi di cui ai commi 1 e 3

costituisce illecito disciplinare.