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Art. 13. Conferimento dell’incarico e compenso

 

1. L’avvocato può esercitare l’incarico professionale

anche a proprio favore. L’incarico può essere svolto a titolo

gratuito.

 

2. Il compenso spettante al professionista è pattuito di

regola per iscritto all’atto del conferimento dell’incarico

professionale.

 

3. La pattuizione dei compensi è libera: è ammessa la

pattuizione a tempo, in misura forfetaria, per convenzione

avente ad oggetto uno o più affari, in base all’assolvimento

e ai tempi di erogazione della prestazione, per singole

fasi o prestazioni o per l’intera attività, a percentuale sul

valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene,

non soltanto a livello strettamente patrimoniale, il

destinatario della prestazione.

 

4. Sono vietati i patti con i quali l’avvocato percepisca

come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto

della prestazione o della ragione litigiosa.

 

5. Il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di

trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità

dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili

circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento

alla conclusione dell’incarico; a richiesta è altresì tenuto

a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l’incarico

professionale la prevedibile misura del costo della

prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie,

e compenso professionale.

 

6. I parametri indicati nel decreto emanato dal Ministro

della giustizia, su proposta del CNF, ogni due anni, ai sensi

dell’articolo 1, comma 3, si applicano quando all’atto

dell’incarico o successivamente il compenso non sia stato

determinato in forma scritta, in ogni caso di mancata

determinazione consensuale, in caso di liquidazione giudiziale

dei compensi e nei casi in cui la prestazione professionale

è resa nell’interesse di terzi o per prestazioni

officiose previste dalla legge.

 

7. I parametri sono formulati in modo da favorire la

trasparenza nella determinazione dei compensi dovuti per

le prestazioni professionali e l’unitarietà e la semplicità

nella determinazione dei compensi.

 

8. Quando una controversia oggetto di procedimento

giudiziale o arbitrale viene definita mediante accordi

presi in qualsiasi forma, le parti sono solidalmente tenute

al pagamento dei compensi e dei rimborsi delle spese a

tutti gli avvocati costituiti che hanno prestato la loro attività

professionale negli ultimi tre anni e che risultino

ancora creditori, salvo espressa rinuncia al beneficio della

solidarietà.

 

9. In mancanza di accordo tra avvocato e cliente, ciascuno

di essi può rivolgersi al consiglio dell’ordine affinché

esperisca un tentativo di conciliazione. In mancanza

di accordo il consiglio, su richiesta dell’iscritto, può rilasciare

un parere sulla congruità della pretesa dell’avvocato

in relazione all’opera prestata.

 

10. Oltre al compenso per la prestazione professionale,

all’avvocato è dovuta, sia dal cliente in caso di determinazione

contrattuale, sia in sede di liquidazione giudiziale,

oltre al rimborso delle spese effettivamente sostenute

e di tutti gli oneri e contributi eventualmente anticipati

nell’interesse del cliente, una somma per il rimborso delle

spese forfetarie, la cui misura massima è determinata dal

decreto di cui al comma 6, unitamente ai criteri di determinazione

e documentazione delle spese vive.