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La quantificazione e liquidazione del c.d. danno biologico costituisce da tempo terreno fertile ed ampiamente dibattuto dalla giurisprudenza, che si è spesso espressa con pronunce anche molto difformi tra loro.

Proprio al fine di far cessare le frequenti disomogeneità di giudizio - soprattutto nelle statuizioni dei Tribunali di merito – la III Sezione della Suprema Corte, esprimendo appieno la propria funzione nomofilattica, ha di recente posto importanti confini.

Chiamata a risolvere una controversia in materia di danno da circolazione stradale, la sentenza n. 12408 del 7.06.2011, parte dal rilievo che la giurisprudenza di merito mostra marcate disparità non solo nei valori liquidati …. ma anche nel metodo utilizzato per la liquidazione ed afferma che si tratta di un fenomeno che, incidendo sui fondamentali diritti della persona, vulnera elementari principi di eguaglianza, mina la fiducia dei cittadini nell'amministrazione della giustizia, lede la certezza del diritto, affida in larga misura al caso l'entità dell'aspettativa risarcitoria, ostacola le conciliazioni e le composizioni transattive in sede stragiudiziale, alimenta per converso le liti, non di rado fomentando domande pretestuose (anche in seguito a scelte mirate: cosiddetto "forum shopping") o resistenze strumentali.

La disomogeneità di trattamento, si dice, costituisce una vera e propria violazione al principio di equità che, al contrario, dovrebbe avere proprio la funzione di garantire l'intima coerenza dell'ordinamento, […] e rappresentare strumento di eguaglianza, attuativo del precetto di cui all'art. 3 Cost..

Ciò è tanto più vero quando, come nel caso del danno non patrimoniale ,[] i diritti lesi si presentino uguali per tutti, sicchè solo un'uniformità pecuniaria di base può proporsi di essere, ad un tempo, sintomo e garanzia dell'adeguatezza della regola equitativa applicata nel singolo caso, salva la flessibilità imposta dalla considerazione del particulare.

Dopo la dissertazione di principio sulla ragione che li ha spinti ad esprimersi sull’argomento, i Giudici di Piazza Cavour si prefiggono dunque di individuare i criteri che consentano di attuare, in concreto, i propositi uniformatori largamente enunciati.

Unico appiglio normativo sarebbe costituito dal Decreto Ministeriale emanato a mente dell’art. 139 del Codice delle Assicurazioni private, il quale contiene la determinazione del danno biologico per lesioni di lieve entità derivate a seguito di sinistri da circolazione di veicoli a motore e natanti.

Tuttavia si afferma che non si possa procedere all’applicazione analogica del richiamato decreto al danno non patrimoniale di lieve entità che sia generato da causa diversa dal sinistro stradale, in ragione di considerazioni preclusive in tal senso (è questa, ad opinione di chi scrive, la parte più debole della motivazione in commento, poiché le abbozzate spiegazioni - specie quelle di carattere economico-sociale - poco pare abbiano a che vedere con i superiori principi di uguaglianza e non discriminazione sino a quel punto tanto osannati).

Ad ogni modo, escluso il ricorso alla tabella ministeriale, il Collegio della III Sezione non volendo tuttavia imporre la propria volontà come avulsa ed altra rispetto alle scelte sinora compiute dai Colleghi di merito, individua – a seguito di una preliminare comparazione tra le tabelle in uso in sessanta Tribunali - le Tabelle elaborate presso il Tribunale di Milano, già ampiamente diffuse, quali strumento utile allo scopo.

Si legge che esse costituiranno d'ora innanzi, per la giurisprudenza di questa Corte, il valore da ritenersi "equo", e cioè quello in grado di garantire la parità di trattamento e da applicare in tutti i casi in cui la fattispecie concreta non presenti circostanze idonee ad alimentarne o ridurne l'entità.

Così, sinotticamente,

-   per i postumi di lieve entità non connessi alla circolazione varranno i criteri di liquidazione ordinari ed equitativi ed in particolare le Tabelle meneghine;

-   per i postumi di lieve entità connessi alla circolazione di veicoli, il danno non patrimoniale non potrà che essere liquidato, per tutti i pregiudizi areddituali che derivino dalla lesione del diritto alla salute, entro i limiti stabiliti dalla legge mediante il rinvio al decreto annualmente emanato dal ministero della Attività produttive (ex articolo 139, comma V), salvo l’aumento da parte del giudice, in misura non superiore ad un quinto, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato (art. 139 comma III) – oggi D.M. 15.06.2012 in G.U. 28.06.2012

-   per i postumi di non lieve entità (superiori al 9%) varranno i criteri di liquidazione ordinari ed equitativi e, dunque, le Tabelle di Milano, indipendentemente dalla causa che li abbia generati.